sabato 9 agosto 2008
ER MEJO DE ER PUPONE
TOTTI
Nato?
SI.....
** Dopo la sentenza della UEFA, Trapattoni si rivolge a Totti:
- Francesco, avevo detto `DISPUTARE LA PARTITA` non `DI SPUTA` ALLA PARTITA!!!`
** Ad un party esclusivo, pieno di VIP, Lapo Elkann avvicina Francesco Totti e gli chiede:
- Scusa, che c`hai la coca?
Francesco, sorpreso dalla domanda, risponde:
- No... a casa mia cucina mi` madre..
** Prima della partita milan-roma:un giornalista intervista Totti e gli chiede:
Francè, lo stadio è quello delle grandi occasioni, il Milan è una delle squadre più forti al mondo, hai paura di Kakà?
Totti: bè davanti a migliaia di persone un po di imbarazzo me pare pure comprensibile.
** Totti e De Rossi all`acquario:
Totti : "Che razza sono questi pesci?"
De Rossi: "Squali"
Totti: "Squelli"
** TOTTI CAMMINA CON DEL PIERO
DEL PIERO DICE "GUARDA UN UCCELLINO MORTO"
E TOTTI GUARDA IN CIELO: "DOVE"?
** Le traduzioni del dizionario romano-inglese, scritto su misura per le trasferte inglesi di totti:
BUT WHAT ARE YOU STAY TO MAKE? = ma che te stai a fa`?
BUT WHO MAKES ME MAKES IT ... = ma chi me lo fa fa`
BUT OF WHAT ... = ma de che ...
WHO HAS BEEN SEEN, HAS BEEN SEEN = chi s`è visto s`è visto
WHO DOESN`T DIE, IS RESEEN = chi nun mòre s`arivede
HE`S CALLED "JACK COMES BACK" = si chiama "Pietro torna `ndietro"
STAY BEEF! = stai manzo!
I DON`T CARE OF LESS = nun me ne pò fregà de meno
IF I CATCH YOU, I INFLATE YOU! = si te pijo te gonfio!
WE ARE AT HORSE = semo a cavallo
EVERYTHING MAKES SOUP = tutto fa brodo
** Totti sta facendo l`amore con la neo mogliettina Ilary durante la prima notte di nozze. Ad un certo punto lei, presa dalla foga dell`amplesso, gli sussurra nell`orecchio:
- Dimmi qualcosa di porco... dimmi qualcosa di porco...
Francesco tutto sudato si ferma, si passa l`avambraccio sulla fronte per schiarirsi le idee e poi timidamente le fa:
- Braciola...
**
venerdì 8 agosto 2008
giovedì 7 agosto 2008
L'amore è amore....
Modena, 4 Agosto: Denunciati per atti osceni in luogo pubblico due minorenni di origine africana

Due minorenni, di origini africane, completamente nudi amoreggiavano sulla collina del parco Amendola a Modena. Sono stati denunciati per atti osceni in luogo pubblico. E' stata una mamma che passava con il proprio bambino a telefonare al comando della Polizia municipale. Sul posto sono arrivati in pochi minuti due motociclisti. Su un lenzuolo steso sul prato sotto il sole ferragostano i due giovani si scambiavano effusioni amorose. Gli agenti hanno intimato loro di rivestirsi.
mercoledì 6 agosto 2008
Per amor di cronaca
VERSO LE JUVE - Domani la sua Inter incontrerà Milan e Juventus in partite di 45' che "non sono calcio" e Mourinho non teme figuracce contro una squadra più avanti nella preparazione come i bianconeri: "Sono loro che devono aver paura di perdere perché se vincono con l'Inter è normale in questo momento, ma se l'Inter batte la Juve(o come dice lui GIUVE) nessuno può accettarla come una cosa normale visto che noi stiamo lavorando da una settimana e loro da un mese. Loro hanno bisogno di fiducia per la Champions".
Fonte Gazzetta della sport 28 Luglio 2008
Note dell'autore : MOURINHO....ma và a cagher!!!!
martedì 5 agosto 2008
Ranieri: "Mourinho, che stile Ecco come tratta i colleghi"

LONDRA (Gb), 5 agosto 2008 - Claudio Ranieri risponde a José Mourinho dopo le dichiarazioni di ieri del tecnico portoghese: "E 'una baruffa estiva, le sue parole vanno prese per quelle che sono. Ha fatto vedere subito personalità, chiarezza e il suo stile. Ecco cosa pensa dei suoi colleghi. Lo posso capire, dopotutto è venuto in Italia al posto di Mancini, nella squadra che ha vinto gli ultimi 2 scudetti. A lui hanno chiesto di vincere tutto e subito, con il bel gioco. Io dall'alto dei miei 70 anni (in realtà il tecnico della Juve ha 56 anni, ndr) ho una certa saggezza e sarò il primo a complimentarmi con lui". Così il tecnico della Juve da Londra, dove la Juve si trova in attesa di giocare domani in amichevole contro il Manchester United.
lunedì 4 agosto 2008
Noi siam da secoli calpesti e derisi
Ieri Olmert (leggi bene: Olmert. Stiamo parlando del reazionario che ha scatenato una guerra, bombardando il Libano per propaganda) ha deciso di non ricandidarsi alle primarie del suo partito e ha annunciato che si dimetterà dall’incarico di premier per poter dimostrare la propria innocenza in merito alle accuse di corruzione che lo circondano.
Si dimetterà qualora venisse indagato ufficialmente.
In seguito a questo, ha dichiarato: “Sono pronto a dimettermi ma sono orgoglioso di vivere in un paese dove anche il capo del Governo può essere processato”.
Ecco, noi ci vergognamo di vivere in un paese come il nostro.
Il lodo dei Carpazi
Il delitto perfetto, quello che non ha colpevoli, non esisteva nel Paese dei Carpazi prima di quel lampeggiante lunedì 29 febbraio, anno ****, nottata di pioggia e fulmini sulla Capitale, quando un colpo di pistola risuonò nella Sala dei Pavoni. E un urlo si spense, scivolando via insieme col cadavere eccellente.
E’ morto il Presidente della Repubblica. Lo ha ucciso il presidente del Senato. Suonano allarmi e trombe. Accorrono i Corazzieri a cavallo, gli uomini della Scientifica, quelli dei Servizi segreti, un manipolo di magistrati. Arriva il Presidente della Camera. Arriva il Presidente del Consiglio. Infine (e in esclusiva) la Cnn dei Carpazi.
L’assassino è scosso. Siede, con una certa eleganza, sul sofà. Conversa. Ammette: “Non so cosa mi capitò. Giocavamo a zecchinetta. L’ira di un attimo, presumo. Son sconcertato”. Sorseggia Malvasia. Gli inquirenti lo guardano a distanza. Non può essere ammanettato: secondo il nuovissimo Lodo *** votato dalla Camera Federale per le quattro più alte cariche dello Stato, è immune da qualunque arresto. Ma a onor del vero la legge, che pure lo tutela, non basta a renderlo insensibile a quel sangue sui tappeti. Lo tormenta un capogiro. Lo infiacchisce il rimorso.
Siamo nel cuore del giallo senza giallo. Siamo nella bella città d’antica storia. Democrazia d’Occidente, perla d’Europa, distesa tra mutevoli alture dei Cinque Colli, bagnata dal Fiume, ingentilita dai gerani, carica di sogni telefonici che si dispiegano dentro conversazioni oniriche, dove passeggiano femmine con piccoli guinzagli e perizoma e strass. Celebri al pubblico come: “Le Mie Fanciulle”.
Il Presidente è morto. Era il piu’ alto delle alte cariche. Era il più tranquillo. Era il più elegante. Che si fa ora?
Nel Paese serpeggia scalpore. Bandiere scendono a mezz’asta. Il Presidente del Consiglio, che era il quarto alto delle quattro alte cariche e che adesso è il terzo alto delle tre alte cariche, si incarica del Messaggio alla Nazione. Un video con la calza dalla Villa. Un testo asciutto. Con la foto della salma in primo piano e un incipit del tipo: “Questo è il Presidente che amo”. All’indicativo presente. Che rende esplicito il legame. Commovente il dolore. Inevitabile l’eredità.
Giuristi studiano (intanto) le carte. La vittima è certa, non lo è il carnefice. Il fatto è accaduto, ma in una sua metà si è dissolto. Fumus aleggia. Il colpevole esiste, ma non è giudicabile. Tutti i reati provvede a cancellarglieli la legge. Per restituirglieli occorreranno dimissioni in grado di smontargli lo scudo di seconda alta carica. Perché finchè resta in carica, l’alta carica lo rende immune. Ha agito da solo. Senza disegni, senza movente. A guardar bene senza neppure cattiveria. Anzi si è già pentito. E pentendosi piange. E piangendo si libera. E liberandosi si apre a un cauto conversare: “D’ora in avanti vivrò nell’amarezza”.
Giustizialisti sospettano. Toghe avvelenano. Giovani girotondi fomentano. Li zittisce per tempo il Presidente del Consiglio che afferma che la legge è legge, va rispettata. Il Presidente del Senato è immune. Farlo dimettere non sarebbe garantista. E quindi resta innocente fino al terzo grado di giudizio al quale si arriverà dopo il giusto processo, la ricusazione dei giudici, il riesame della Consulta, il parere della Corte dell’Aia, il Patteggiamento allargato e l’ultimo appello al Tar dei Carpazi. Per il momento il processo non si fa, ci mancherebbe. Fino a quando? Lo decideranno le alte cariche e i loro pari, eletti dal popolo, non qualche impiegato statale che indossa una toga grazie a un discutibile concorso. Sarà un processo a porte chiuse contro ogni spettacolarizzazione. E sarà un processo giusto. Il Presidente del Consiglio lo giura sul suo onore (immune) e sulla testa dei suoi nove figli. Questione chiusa.
Di aperto resta il vuoto politico. Che in politica non esiste. Va riempito. Perché senza Presidente non si può stare. Il Lodo *** lo consente. La Nazione lo chiede. Le Camere Federali lo pretendono. Addirittura inneggiano all’ora finalmente giunta. S’apre per la quarta alta carica la via che conduce in vetta al vento della prima. Il Presidente del Consiglio diventa il Presidente della Repubblica. L’apoteosi di una vita, cominciata vendendo temi in classe e torri nella nebbia e notti da un drive-in elettronico.
Il resto segue come un Domino di 1816 tessere. Il delitto perfetto, almeno nei Carpazi, adesso esiste.
L'editoriale preventivo
“Una minoranza prepotente e chiassosa decide per tutti chi debba essere abilitato o meno alla commemorazione delle vittime della strage di Bologna… Esplode il coro minaccioso… Hanno vinto i professionisti della minaccia, le minoranze guastatrici incapaci di rinunciare a un rito violento… lo scatenamento della piazza… chi del fischio in piazza ha fatto un mestiere mediaticamente remunerativo… il pregiudizio e l’odio politico”. Insomma, “il 2 agosto è stato macchiato ancora una volta da una minoranza prepotente. Le vittime della strage non meritavano di essere trattate così nella memoria collettiva”.
Uno, magari di prima mattina, magari spaparanzato sulla spiaggia, legge queste allarmanti parole sulla prima pagina del Corriere della sera di ieri, sotto il titolo “L’arma della minaccia” e a firma nientemenochè del vicedirettore Pierluigi Battista, e si inquieta, si angoscia, si rovina la giornata. Oddìo, dov’è successo il fattaccio? E chi è stato? E ci saranno dei superstiti? E quante le vittime di cotanta, e ovviamente cieca, violenza? Ci saranno dei feriti, dei contusi? E i colpevoli sono già stati assicurati alla giustizia o magari ancora latitano, liberi di ridare sfogo allo scatenamento, alla minaccia, alla prepotenza, al pregiudizio, all’odio politico e - Dio non voglia - al fischio in piazza? Poi il lettore si inoltra nella lettura del giornale e scopre che non è successo niente di niente. La strage di Bologna non è ancora stata commemorata, Piazza Maggiore è ancora deserta, nessuno ha fischiato nessuno (a parte un paio di vigili urbani alle prese con qualche motociclista in senso vietato). Ma Pigi, sempre previdente, ha pensato bene di anticipare gli eventi con un editoriale preventivo. E’, costui, una sorta di estintore a mezzo stampa, sempre intento a spegnere fuochi prim’ancora che le fiamme divampino. Al primo fil di fumo, magari fuoriuscito dal sigaro di un turista tedesco, balza sul primo Canadair disponibile e scarica sul luogo del fattaccio tonnellate d’acqua. Ultimamente lo sgomentano molto i fischi, che nelle democrazie normali, ma anche nei loggioni dei teatri lirici, sono strumenti di ordinaria espressione del dissenso. Ma lui vi intravede “un rito violento” e li denuncia prima ancora che partano. Ricorda un po’ quei ciclisti che s’imbottiscono di Epo in estate, con largo anticipo sulla stagione agonistica, e poi son costretti a dare ogni tanto una pedalata, anche in ferie, per diluire il sangue ridotto a Nutella.
L’altro giorno, da uno delle migliaia di inutili lanci d’agenzia che si ammonticchiano nelle redazioni attanagliate dalla canicola, apprende che alcuni esponenti bolognesi di Rifondazione si appresterebbero a fischiare il ministro Alfano, nel caso in cui si presentasse a commemorare il 28° anniversario della strage di Bologna a nome del governo Berlusconi. E dove sarebbe la notizia? A parte il fatto che uno come Alfano va contestato ogni volta che apre bocca, viste le corbellerie che ne escono a getto continuo, ci sarebbe da meravigliarsi se la sinistra radicale annunciasse per lui applausi e festeggiamenti. Alfano è l’ex segretario di Berlusconi, ora suo ministro della Giustizia ad personam, che gli ha confezionato su misura la legge blocca-processi e poi il Lodo dell’impunità e ora, non contento, annuncia per settembre altre mirabolanti “riforme della giustizia”: dalla separazione della carriere alla fine dell’obbligatorietà dell’azione penale all’asservimento politico del Csm, tutta roba copiata di sana pianta dal Piano di rinascita democratica della loggia P2. Quella loggia che, col suo maestro venerabile Licio Gelli, depistò le indagini sulle stragi e alla quale erano affiliati il premier Silvio Berlusconi e il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto.
Ci sarebbe dunque qualcosa di strano se, dalla piazza, si levasse qualche fischio all’indirizzo del signorino? A ciò si aggiunga che uno stuolo di parlamentari di An avevano chiesto ad Alfano di cogliere l’occasione della ricorrenza per ribaltare, in piazza, la sentenza definitiva della Cassazione che ha condannato Giusva Fioravanti e Francesca Mambro come esecutori materiali della strage di Bologna, sposando bislacche “piste alternative” come quella palestinese. Che avrebbero dovuto fare, i bolognesi: annunciare applausi entusiasti, ricchi premi e cotillons? Di tutte queste provocazioni, però, Battista s’è dimenticato di scrivere. Anzi, forse non se n’è neppure accorto. La sua concezione pompieristica del giornalismo lo porta a tralasciare le travi governative per concentrarsi sulle pagliuzze dell’opposizione. Non vede nulla di quel che accade (Lodo, impunità, revisionismo, razzismo, piduismo di ritorno), ma in compenso vede benissimo quel che non accade (i fischi). Tant’è che sul Lodo, la bloccaprocessi, la legge bavaglio alla stampa, la schedatura dei bambini rom, le denunce dell’Europa contro l’Italia e le altre vergogne dei primi tre mesi di governo non ha ancora scritto una riga, mentre agli eventuali fischi non ancora accaduti ha già dedicato un vibrante editoriale.
Berlusconi chiama “eroe” Mangano e “metastasi” la magistratura, Gasparri dà della “cloaca” al Csm, Bossi infila il dito medio nell’Inno nazionale e annuncia 300 mila fucili pronti a sparare, ma Pigi si sveglia soltanto quando un anonimo rifondarolo bolognese annuncia qualche fischio al ministro Alfano: questa sì è “violenza”, questa sì è “minaccia”. Si ripete così, paro paro, la pantomima della presunta “cacciata del Papa dalla Sapienza”: un gruppo di studenti e insegnanti annunciò di voler contestare il Pontefice, il quale preferì rinunciare alla visita, e subito il coro dei tromboni cominciò a suonare la grancassa su una “censura” mai avvenuta. Ora Alfano, ben sapendo di essere quello del Lodo e della guerra alla Giustizia, annusa l’aria che tira a Bologna e, coraggiosamente, se la dà a gambe di fronte al rischio di quattro fischi in piazza. Il governo gli copre la ritirata con un tragicomico comunicato in cui gli chiede “il sacrificio di rinunciare”. E, al suo posto, manda l’incolpevole ministro Rotondi, nella speranza che non venga riconosciuto. Per chi non lo sapesse, è quello che l’altro giorno svelava a La Stampa il principio ispiratore della prossima riforma della magistratura: “Colpirne uno per educarne cento”. Un “uomo del dialogo”, direbbe Battista. Oggi si prega vivamente di applaudirlo. Anzi, possibilmente, di fargli la ola.
Giovedi' gnocca
Questo è un elogio sperticato a Silvio Berlusconi. Una dichiarazione, se non d’amore, di ammirazione totale, sincera e incondizionata al politico più trasparente che l’Italia abbia mai avuto. Più trasparente e più frainteso. Lui fa di tutto per mostrarsi per quello che è. E quelli che gli stanno intorno fanno a gara a scambiarlo per un altro. Così l’altroieri, stufo dei continui equivoci che lo gabellano ora per uno statista, ora per un riformatore, ora per un cultore del dialogo sulla giustizia e sulla legge elettorale, ora per un marito modello e un padre esemplare, ha voluto smentirli tutti insieme mostrando ai fotografi l’agenda di una sua giornata-tipo a Palazzo Chigi (quella di mercoledì 30 luglio). Una sorta di auto-intercettazione in diretta: non potendo più esser processato grazie all’auto-immunità, ha pensato bene di auto-intercettarsi, divulgando il calendario della dura vita da premier (“Vedete come mi fanno lavorare!?”). “Berlusconi - diceva Montanelli - non delude mai: quanto ti aspetti che faccia una scempiaggine, la fa”. Ma sempre oltrepassando le peggiori aspettative. Non si riesce mai a pensarne abbastanza male: lui riesce sempre a trasformare il più accanito detrattore in un ingenuo minimalista.
L’Agenda del Presidente è doppia, nel solco della tradizione di Milano2, della P2, di Olbia2 e prossimamente di Arcore2. L’Agenda 1, curata dal suo staff, è riconoscibile da due caratteristiche: è scritta al computer e contiene appuntamenti con soggetti di esclusivo sesso maschile, in genere molto noiosi (Schifani, Letta, Fini, Scajola). Nell’Agenda 2 invece, annotata di Suo pugno, gran preponderanza del genere femminile. Pochissimi i maschi, perlopiù avvocati (Ghedini) o pregiudicati (Bossi e Previti). Col vecchio Cesarone, che si ripropone sempre come la peperonata, l’appuntamento è alle ore 16. Seguono un paio d’ore di assoluto relax con “Manna”, nel senso di Evelina, la grande attrice oggetto di frenetiche trattative con Saccà; e poi con “Troise”, nel senso di Antonella, la nota artista anch’essa raccomandata a Raifiction perché stava “diventando pericolosa” (s’era messa a parlare). Così ritemprato dal doppio incontro al vertice, il premier ha potuto affrontare alle 19 un altro summit: con Nunzia Di Girolamo, la procace neodeputata di 32 anni, già destinataria di pizzini amorosi in pieno emiciclo. Completa la giornata dell’insigne latrin lover, alle 20.30, una tipa dal nome più che promettente: Selvaggia. Manca la Carfagna, ma è anche vero che la settimana è fatta di sette giorni e questo è solo il programma del mercoledì. Segue il giovedì (gnocca).
Chi aveva pensato di agevolargli il Lodo Alfano perché “un primo ministro non ha tempo per governare e seguire i processi”, è servito: ora che è libero dai processi, egli si dedica come prima e più di prima al suo passatempo preferito. Che non è proprio quello di governare. Così la stampa della servitù, tipo “Chi” e “Il Giornale”, la pianterà finalmente di screditarlo con quelle umilianti foto della Sacra Famiglia piccolo-borghese, lui mano nella mano con Veronica e tutto il cucuzzaro riunito intorno al focolare. Marito esemplare un par di palle, lui riceve anche quattro ragazze al giorno, alla facciazza dei bacchettoni che gli ronzano intorno. Ce n’è anche per la cosiddetta opposizione che astutamente ha smesso da un pezzo di ricordargli il conflitto d’interessi perché pare brutto demonizzare. Ad essa è dedicato un paio di appuntamenti: quello col produttore di Endemol Marco Bassetti e quello con il consigliere Rai Marco Staderini (Udc), incerto fino all’altroieri sul caso Saccà. Come a dire: lo vedete o no che continuo a occuparmi delle mie tv, Mediaset e soprattutto Rai, coglioni che non siete altro? Devo proprio insegnarvelo io come si fa l’opposizione?
Completa il papello una noticina autografa a pie’ di pagina: “Il Presidente N°1. Al Presidente con più vittorie/più vittorioso nella storia del calcio. Milan A.C. Campione del Mondo. N°1 nella storia del calcio”. Se l’è scritto da solo: un caso di auto-training vagamente inquietante, almeno dal punto di vista psichiatrico. In compenso, nemmeno un cenno ai temi che tanto appassionano il resto, cioè la parte inutile, del mondo politico e della stampa al seguito: dialogo sulle riforme, modello alla tedesca corretto all’austro-ungarica, bicameralismo imperfetto, federalismo fiscale, simposii e seminari delle fondazioni, patti della spigola sulla “fase costituente”. Lui non ha tempo per simili menate. “Ore 16, Previti”. Poi “Manna-Troise”. La sua Bicamerale. La sua fase ricostituente.
Chi dice che l'inglese è facile... legga questo a voce alta....

Ci sono Tre Moduli :
1 - Modulo principianti:
Tre Streghe guardano tre
orologi Swatch. Quale strega guarda quale Orologio Swatch?
In inglese:
Three witches watch three Swatch watches. Which Witch watch which Swatch Watch?
2 - Modulo avanzato:
Tre streghe 'trans' guardano I
cinturini di tre orologi Swatch. Quale
strega trans guarda i cinturini
di quale orologio Swatch
In inglese:
Three switched Witches watch
three Swatch watch switches. Which
switched Witch watch Which Swatch
watch switch?
3 - Modulo per masters:
Tre Streghe svedesi
transessuali guardano I cinturini di tre orologi 'Swatch' svizzeri.
Quale strega svedese transessuale guarda quale Cinturino di quale orologio 'Swatch' svizzero?
In inglese:
Three Swedish switched
witches watch three Swiss Swatch watch
switches.
Which Swedish switched
witch watch which Swiss Swatch
watch switch?
..... fanculo, meglio l'emiliano!!!!!
domenica 3 agosto 2008
sabato 2 agosto 2008
venerdì 1 agosto 2008
ILLUSIONI

No, sono uguali!
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Le linee orizzontali sono parallele?

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Fissa la figura per un po' di tempo e vedrai che comincerà a luccicare e a muoversi.
Segui la scanalatura esterna e guarda come essa cambia
da scanalatura a... protuberanza, via via che giri intorno alla ruota.

Si muove?
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Fissa il punto grigio al centro dell'immagine e
muovi la testa avanti e indietro avvicinandola ed allontanandola dal monitor.
Così facendo ti sembrerà che i cerchi ruotino...

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Ente porto Messina, un dipendente e 12 membri del cda
La festa è finita? Persino in Sicilia, l'isola felice degli sprechi eterni i fondi pubblici cominciano a scarseggiare. Così dopo le pressioni di Confindustria la Regione si prepara a sciogliere il consiglio d'amministrazione dell'Ente porto di Messina. Un cda da primato: 12 membri per un ente con un solo dipendente. Il consiglio tra gettoni di presenza e indennità intasca ogni anno 130 mila euro sui 225 mila stanziati dalla Regione mentre altri 45 mila finivano in studi e consulenze. Nonostante il nome, l'ente non si occupava del porto sullo Stretto ma di una zona franca istituita nel 1952 e mai realizzata: 56 anni di soldi buttati in pasto a Scilla e Cariddi.
Ma lo spreco in Sicilia spesso va a braccetto con il potere clientelare. A Palermo si combatte tra Pdl e Udc cuffariano per i premi della Gesap, una società partecipata dal Comune. La Gesap perde mezzo milione di euro al mese ma vuole assegnare aumenti di produzione a pioggia a 70 dipendenti. Il solo cda della Gesap, secondo una denuncia del Pd, costa 506 mila euro l'anno. E alcuni giardinieri assegnati agli spazi comunali sarebbero stati promossi: sono diventati autisti di dirigenti municipali palermitani. Dal verde pubblico all'auto blu.
giovedì 31 luglio 2008
domenica 27 luglio 2008
sabato 26 luglio 2008
Beauty Youth

La giovinezza non è un periodo della vita, essa è uno stato dello spirito, un effetto della volontà, una qualità dell'immaginazione, un'intensità emotiva, una vittoria del coraggio sulla timidezza, del gusto dell'avventura sull'amore del conforto. Non si diventa vecchi per aver vissuto un certo numero di anni, si diventa vecchi perchè si è abbandonato il nostro ideale. Gli anni aggrinziscono la pelle, la rinuncia al nostro ideale aggrinzisce l'anima. Le preoccupazioni, le incertezze, i timori e i dispiaceri, sono i nemici che lentamente ci fanno piegare verso la terra e diventare polvere prima della morte. Giovene è colui che si stupisce e si meraviglia, che domanda come un ragazzo insaziabile: e dopo? che sfida gli avvenimenti e trova la gioia al gioco della vita. Voi siete così giovani come la vostra fede, così vecchi come la vostra incertezza, così giovani come la vostra fiducia in voi stessi, così giovani come la vostra speranza. Così vecchi come il vostro scoramento. Voi resterete giovani fino a quando resterete ricettivi, ricettivi a ciò che è bello, buono e grande, ricettivi ai messaggi della natura, dell'uomo e dell'infinito. Se un giorno il vostro cuore dovesse essere morso dal pessimismo e corroso dal cinismo, possa Dio aver pietà della vostra anima di vecchi. Generale Mac Arthur ai cadetti dell'accademia militare di West Point nel 1945
venerdì 25 luglio 2008
Le iene - Gip - Le frasi di un uomo di chiesa
giovedì 24 luglio 2008
Colpirne due per educarli tutti
l'Unità, 24 luglio 2008
La vera anomalia non è l’aborto giuridico del Lodo Alfano, che si spera verrà spazzato via dalla Corte costituzionale come il suo deforme progenitore Maccanico-Schifani: solo un marziano un po’ tonto poteva scambiare Al Tappone per uno statista dedito agl’interessi del Paese anziché ai cazzi suoi. La vera anomalia è quel che accade, anzi non accade tutt’intorno. E’ l’aria di annoiata normalità con cui il Lodo è stato accolto in Parlamento anche dal grosso delle cosiddette opposizioni. E’ il silenzio del Colle, allarmato invece da una fantomatica “giustizia spettacolo”. E’ il Tg1 che lo nasconde come terza notizia del giorno. Sono i giornali che non gli dedicano un solo editoriale (a parte, forse, il manifesto) e gli riservano lo stesso spazio dedicato a celebrare il “ritorno di Veronica a Villa Certosa”, con tanto di foto della Sacra Famiglia gentilmente offerte da “Chi” (Mondadori). E’ il tradimento degli intellettuali “liberali” che si son messi “a vento”, proni a tutto (nel 2003 il Corriere di De Bortoli denunciava le leggi vergogna, infatti De Bortoli dovette sloggiare). Ed è pure questo Csm che, cacciando in sequenza Luigi De Magistris e Clementina Forleo, fa di tutto per dar ragione a Gasparri e anticipa spontaneamente la controriforma annunciata da Angelino Jolie per conto del padrone: quella che farà dell’ex “organo di autogoverno” dei giudici l’ennesima pròtesi della Casta.
Riforma sintetizzata dal cosiddetto ministro Rotondi con l’icastica frase “colpire un magistrato per educarne cento”. Il giorno scelto per trasferire la Forleo da Milano non poteva essere più azzeccato: mentre Tavaroli rivela a Repubblica i ricatti che regolano la politica e l’economia, mentre il Cainano si blinda dai processi come la regina d’Inghilterra (che però non ha processi) e mentre s’annuncia il festoso ritorno dell’immunità parlamentare, la gip che osò intercettare i furbetti del quartierino e i loro santi protettori trasversali sparsi fra Bankitalia, Palazzo Grazioli, Pontida e il Botteghino viene espulsa dalla sua sede naturale. Anche il voto al plenum è emblematico: tutti d’accordo, come già per De Magistris, destra e sinistra, laici e togati (a parte, per la Forleo, quelli di MI). Con i complimenti del Giornale, per la penna del rubrichista con le mèches: avrebbe preferito il suo licenziamento, ma per ora s’accontenta, poi magari ci pensa Brunetta.
Una soave corrispondenza di amorosi sensi destra-sinistra che la dice lunga sull’astio trasversale della Casta per i cani sciolti, senza padrone e senza collare. Ancora 15 anni fa erano i magistrati più preziosi. Oggi sono i nemici da abbattere. “Un giudice indipendente che non appartiene a nessuno”, ha detto Clementina al Csm mentre le sparavano addosso da destra a sinistra, “in questo Paese ancora non può esistere”. Cacciata per “incompatibilità ambientale”. Motivo: ha provocato “disagio e allarme sociale” (figuriamoci) denunciando ad Annozero la solitudine di chi tocca i poteri forti e confidando le sue ansie per l’inchiesta sulle scalate a un pm milanese e a un vecchio collega, Ferdinando Imposimato, di cui (sbagliando) si fidava. Trasferita non per aver venduto o insabbiato processi, non per aver poltrito, non per aver agito scorrettamente. Ma solo per aver parlato, dicendo cose magari discutibili, ma parole, pensieri, concetti (incredibile che i “progressisti”di Magistratura democratica, così sensibili alla libertà di espressione si siano prestati a una simile vergogna).
Il Csm, che l’aveva lasciata sola nei mesi terribili dell’estate scorsa mentre l’intero Parlamento le saltava addosso per l’ineccepibile ordinanza sulle scalate, l’ha trattata come una mitomane “tendente al vittimismo” che s’inventa pericoli inesistenti. Intanto quell’ordinanza, presentata un anno fa come una sua alzata d’ingegno in dissenso con la Procura, è stata avallata dalla stessa Procura, che due mesi fa ha chiesto al Parlamento europeo il permesso di usare a carico di D’Alema le telefonate tra quest’ultimo e Consorte. Intanto le sue denunce han trovato conferma in un’indagine a Potenza e nell’arrivo di proiettili e lettere anonime, tanto che le hanno assegnato una scorta armata. Purtroppo la scorta non ha potuto proteggerla dal Csm che, con l’aria di smentire le sue denunce, ne ha in definitiva confermata tutta l'attendibilità. Sapeva che gliel’avrebbero fatta pagare,e gliel’han fatta pagare. Anche lei, come De Magistris, è “incompatibile”. Ma non con Milano o con Canicattì. E’ incompatibile con questo lurido paese.
Finta morte e finta galera

Ko Min-su è un imprenditore coreano di successo. Ha fondato la “Korea Life Consulting”, una società che ha l’obiettivo di diminuire il numero di suicidi in Corea del Sud, prima tra le nazioni sviluppate con 24,7 casi ogni 100.000 abitanti.
Le grandi aziende coreane, come la Samsung e la Hyundai, mandano regolarmente i loro impiegati a seguire i corsi di “well-dying” (del buon morire) del costo di 300 dollari. L’esperienza prevede la lettura delle ultime volontà in una stanza buia di fronte ai partecipanti al proprio funerale e il rimanere distesi per cinque minuti in una bara chiusa, con un fiore bianco appoggiato sul petto. Dopo questa esperienza (molti piangono nelle bare) anche i manager più depressi rifioriscono e la loro produttività aumenta. Qualunque lavoro è meglio di una buona morte.
Ad oggi 50.000 coreani hanno partecipato al loro funerale. Ko Min-su ha registrato il corso in 17 nazioni e sta preparando delle nuove sessioni. Una con una finta cremazione e un’altra con una finta detenzione in carcere. Ko Min-su crede che il funzionario o il manager dopo alcuni giorni di finto carcere non sarà più indotto in tentazione. In seguito non corromperà, ruberà, mentirà.
Il mercato italiano per la finta galera è esplosivo. Un business senza limiti. Tra presidenti di Regione, senatori, deputati, funzionari pubblici, manager e banchieri c’è solo l’imbarazzo della scelta. L’Italia è ultima in Europa nella classifica mondiale della trasparenza, al 45simo posto dopo la Malesia.
La finta galera dovrebbero provarla per primi i sicuri innocenti, giusto per togliergli ogni tentazione: Fassino, D’Alema, Berlusconi, Dell’Utri, Tronchetti, Buora, Geronzi, Scaroni, Mastella, Cuffaro. Il numero dei presunti innocenti è così alto in Italia che bisognerebbe costruire subito dei falsi penitenziari per contenerli tutti.I responsabili dei corsi dovrebbero essere dei magistrati, per rendere più reale l’esperienza. Luigi De Magistris e Clementina Forleo sono i candidati ideali per trasformare la finta galera in carcere duro.
De Magistris e la Forleo hanno del resto molto tempo libero, sono stati prosciolti da ogni addebito, ma trasferiti per incompatibilità ambientale. Così non potranno più indagare sui sicuri innocenti. Una volta li ammazzavano, oggi li spostano.
Finta galera (“fake jail”) per tutti e impunità (“fuck the italians”) per la Banda dei Quattro.
mercoledì 23 luglio 2008
DISCIPLINA OLIMPICA?
arrestate nove donne a Zacinto
Nove donne britanniche sono state accusate di prostituzione dopo essere state fermate nel fine settimana durante una gara di sesso orale nell’isola di Zacinto, secondo quanto ha riferito la polizia
Atene, 14 luglio 2008 - Nove donne britanniche sono state accusate di prostituzione e arrestate nel fine settimana durante una gara di sesso orale nell’isola di Zacinto, secondo quanto ha riferito la polizia. Sei britannici e sei greci, tra cui due proprietari di un locale - ha detto la polizia - sono stati invece accusati di istigazione ad atti osceni, per quanto accaduto nella spiaggia di Laganas, a sud dell’isola sullo Ionio.
Le donne, in vacanza nella popolare località, sono state pagate per partecipare alla gara, registrata in un video poi immesso su Internet. Negli ultimi anni, Laganas è diventata una delle spiagge più gettonate per le vacanze dei ventenni ed è nota per i suoi party trasgressivi. Circa 15 milioni di persone, un terzo dei quali provenienti dalla Gran Bretagna, visitano il paese mediterraneo ogni anno, attirati dalle temperature miti, dalle acque azzurre e dalle spiagge dorate.
martedì 22 luglio 2008
Fallo sullo spettatore: ammonito
Indimenticabile derby per Radoslav Kovac, centrocampista 28enne dello Spartak Mosca, il quale è stato ammonito per un intervento falloso ai danni... di uno spettatore. L'episodio è avvenuto durante la stracittadina con la Lokomotiv: un invasore, dopo aver scavalcato le recinzioni, ha attraversato di corsa il terreno di gioco, approfittando della dormita dei poliziotti dello stadio. Il biondo centrocampista, allora, ha inseguito l'esagitato tifoso mettendolo a terra con uno sgambetto. L'arbitro Igor Sakharov, per tutta risposta, ha estratto il cartellino giallo.
lunedì 21 luglio 2008
domenica 20 luglio 2008
sabato 19 luglio 2008
Il teatrino delle marionette
Diciamo la nostra, anche se non richiesta, sul “caso” Guzzanti, piazza Navona e cazzi vari.
Si dice che Sabina Guzzanti non goda di molte simpatie nel mondo dello spettacolo neanche in quello della politica e dell’informazione “di sinistra”.
Probabilmente pecca un po’ di protagonismo, probabilmente gli piace sguazzare nel ruolo di “martire della libertà”, ed il film “Viva Zapatero” in parte conferma questa testi.
Nondimeno è brava. Lo spettacolo Raiot (quello dal vivo, visto che quello in tv è stato sospeso immediatamente) è davvero bello.
Probabilmente sul palco di piazza Navona ha esagerato, probabilmente si è lasciata travolgere dalla rabbia repressa e dall’astio o forse, come sostiene Maltese, ha solo sfruttato l’occasione per attirare la luce dei riflettori su sé stessa, a discapito del senso della manifestazione e degli altri partecipanti.
Forse tutte queste cose sono vere, forse no, ma in fondo CHI CAZZO SE NE FREGA?!
Il problema non è la Guzzanti che dà della pompinara alla Carfagna, il problema è Berlusconi che nomina ministro la suddetta Carfagna (e Bondi, LaRussa, Schifani, Alfano, etc…).
Il problema è che stanno mettendo in atto un colpo di stato, senza carriarmati, ma con il completo controllo dei mezzi di
Il problema è che oggi ci sembrano normali cose che dieci anni fa (e ancora adesso, ma in paesi più civili del nostro, tipo l’Uganda) avrebbero scatenato imponenti preteste in piazza e in parlamento.
La Guzzanti con la sua sparata ha attirato su di sé tutta l’attenzione dei media, togliendo spazio ai veri motivi della manifestazione? Sì, è vero. Ma il problema non è la Guzzanti, sono i media.
Il problema sono i Tg che per tutto il pomeriggio (cioè molto prima dell’intervento di Grillo) ci hanno frantumato i coglioni con le offese al capo dello Stato (che poi, sembra non ci siano state).
Il problema sono quei leccaculo dei socialisti che hanno organizzato una contro-manifestazione di solidarietà a Napolitano (prima ancora di sapere se era veramente stato offeso, oppure no) come non hanno fatto mai in passato quando le offese c’erano veramente e provenivano da Berlusconi e dalla Lega.
Il problema sono i Tg che non parlano più di Alitalia (non che ce ne importi una sega, ma prima era diventato un argomento fisso).
Il problema sono i TG che mostrano immagini di napoletani felici a passeggio tra strade pulitissime, contenti che in soli due mesi, Berlusconi abbia risolto tutti i problemi della spazzatura.
Il problema sono i Tg che ospitano (venerdì scorso) Carlo Rossella (scusate, vomitiamo un attimo…..BUAAARRRGHH!) il quale dichiara in diretta che una legge come il lodo Alfano esista in tutti i paesi civili (NON E’ VERO!!!) senza smentirlo o, perlomeno, zittirlo a scaracchi. D’altra parte lo stesso Rossella continua a dichiarare, in televisione, che la guerra in Iraq era necessaria perché Saddam aveva le famosi armi di distruzione di massa, notizia smentita, oltre che dai fatti, persino dalla stessa amministrazione Bush.
Il problema è mostrare immagini e servizi di un Berlusconiprotagonista e mattatore del G8, quando in realtà viene constantemente preso a ruti, com’è giusto che sia.
Il problema, secondo noi, non è tanto la Guzzanti che urla, il problema sono tutti gli altri che stanno zitti!
Già, ma se continuano così mettono seriamente a rischio il dialogo…
martedì 15 luglio 2008
98 miliardi di euro evasi.se volete firmate la petizione
questi sono anche soldi nostri fate un po' voi
cari amici continuate a giocare alle scommesse sia online che in agenzia
domenica 13 luglio 2008
venerdì 11 luglio 2008
sabato 5 luglio 2008
venerdì 4 luglio 2008
"Papa Luciani fu assassinato". Mistero svelato?

Roma - Non era lui il "Papa Buono" ma fu un Papa mite e sorridente. Non era lui il Papa sciatore, ma fu un Papa dallo spirito montanaro, gioviale e semplice. Non fu Roncalli e non fu nemmeno Wojtyla, ma non ne ebbe il tempo. Fu solamente Luciani, pontefice per 32 giorni, un segmento brevissimo nella lunga traiettoria terrena del Vaticano, una linea subito interrotta in modo inopinato, violento e misterioso. Voleva una Chiesa povera e una volta si definì addirittura "un povero Cristo" di fronte ai fedeli. In Curia fece scandalo, qualcuno lo riteneva inadeguato al Soglio di Pietro, qualcun altro lo criticava alle spalle. "Una svista dello Spirito Santo", dissero altri ancora a proposito della sua elezione. Ma intanto Luciani insisteva, vagheggiava un ritorno alle origini, all'essenza evangelica della fede. Appena si insediò rifiutò la tiara e la sedia gestatoria. E poi parlava in modo semplice, chiaro alla gente. Forse era a disagio in una Curia costruita su misura per il suo predecessore, ma coltivava idee nitide così come aveva dimostrato da Patriarca a Venezia. Sapeva cosa fare e cosa cambiare in Vaticano.

Osò dire che la proprietà privata non era "un diritto inalienabile", voleva rimuovere il segretario di Stato Jean Villot e mettere al suo posto Giovanni Benelli, il vero regista della sua elezione. Ritenne poi che un cardinale non poteva stare a capo di una banca. Marcinkus, lo Ior, Calvi. Luciani fu eletto il 26 agosto del 1978 e il 29 settembre fu trovato morto nel suo letto. Embolia? Attacco cardiaco? Il suo medico disse che a 65 anni nulla poteva far pensare a una fine così repentina. E allora? Nessuna autopsia fu autorizzata dal Vaticano, un Papa non si tocca. Mai. Di certo, però, il Vaticano gestì in modo quantomeno maldestro quel tragico evento. E subito emersero parecchie contraddizioni: su chi lo avesse trovato morto per primo, sull'ora presunta del decesso, ma soprattutto su ciò che Luciani tenesse in mano, o sul comodino, la notte in cui morì. Il Vaticano parlò del testo "Imitazione di Cristo", ma pare invece che recasse un diario personale o comunque degli appunti in cui veniva ridisegnato l'organigramma della Curia.
Erano progetti che non andavano bene a qualcuno? E' possibile che quegli appunti fossero la causa della morte di Giovanni Paolo I? "Io credo di no, ma sono certo che Luciani è stato ucciso. Ammazzato per ragioni di soldi e potere. Ne ho le prove documentali non falsificabili". A parlare non è una vecchia volpe del giornalismo investigativo o un vaticanista di comprovata consuetudine curiale. Luis Miguel Rocha è un trentenne portoghese che non conosce granché della vita in Santa Sede, non è un fervente cattolico e non si cura molto della Chiesa d'oggigiorno. Eppure ha scritto "La morte del Papa" (Ed. Cavallo di Ferro, pp. 432, 18,50 euro), un'inchiesta vestita da romanzo che promette rivelazioni deflagranti, da far impallidire David Yallop. A dargli retta, Rocha ha scoperto il segreto della morte di Giovanni Paolo I: "Ho molti documenti, tutti veri. Alcuni sono anche nel libro, altri no, sono troppo pericolosi". Di fronte a un manipolo di cronisti un po' basiti per le sue rivelazioni e un po' interdetti dalla sua laconicità, il giovane scrittore spiega: "Si tratta di carte che ho avuto da una fonte che conosco da 11 anni, con cui ho una grande amicizia. Una persona che mi si è rivelata come detentrice di questi segreti solo nell'aprile del 2005". Giusto all'indomani della morte di Papa Wojtyla, guarda caso. "E' una persona che ha fatto parte del complotto per uccidere Albino Luciani - aggiunge Rocha - Ora queste carte sono nascoste, sono in mano a un giornalista inglese e uno italiano. Io non temo per me perché tanto non mi occuperò più di questa vicenda, temo soltanto per loro. Relativamente alla fonte, beh, adesso ha solo voglia di fare chiarezza". Proprio adesso.
Alla domanda, scontata, sul nome dei presunti assassini, Rocha risponde: "Non posso dire chi furono gli esecutori materiali, ma i mandanti sì: Marcinkus, Calvi e Gelli". Che poi sono più o meno i nomi cui pensa ogni sostenitore della pista dell'omicidio. Rocha parla delle carte che Luciani aveva in mano quella notte, uno dei punti da sempre più controversi: "Teneva il suo diario e tre fogli: il primo conteneva una lista arrivata da Pecorelli di 112 nomi di massoni, alcuni sottolineati con delle note a margine scritte dal Pontefice; il secondo recava le sostituzioni che Luciani voleva fare in Curia e appunti personali; sull'ultimo, che stava lì un po' per caso, c'era il Terzo Segreto di Fatima che Suor Lucia aveva comunicato al Papa nell'incontro del '77 a Coimbra". La lista di Pecorelli era parzialmente diversa da quella poi pubblicata dal fondatore di Op. Rocha quindi precisa che "alcune persone interne al complotto contro Luciani, furono poi coinvolte anche nell'attentato dell'81 a Wojtyla. Solo alcune". Infine annuncia che il suo prossimo libro, in uscita nel 2008, riguarderà proprio l'agguato a Giovanni Paolo II. E lascia intendere che sarà un'altra bomba. Vedremo.
giovedì 3 luglio 2008
mercoledì 2 luglio 2008
Democrazia in America
Anche questo decreto legge ha un unico scopo: evitare che i cittadini conoscano i comportamenti del premier e di una parte della classe dirigente che siede in parlamento. Ai sedicenti liberali che occupano la Camera, il Senato e i vertici di molte Istituzioni, vale la pena di ricordare che cosa accadde negli Stati Uniti quasi mezzo secolo fa.
Nel 1967 il ministro della Difesa, Robert S. McNamara, ordinò un'indagine passata alla Storia come i "Pentagon Papers". Lo studio, coperto da segreto di Stato, doveva stabilire in che modo e perché gli Usa si erano impegnati nella disastrosa guerra del Vietnam. La ricostruzione dimostrò, tra l'altro, che il celebre incidente del Golfo del Tonchino in seguito al quale il presidente Lyndon Johnson si appellò al Congresso e fu di fatto autorizzato ad entrare in guerra, era un falso.
Quattro anni dopo un analista della Cia, sconvolto da quanto scoperto, consegnò a due giornali i Pentagon Papers. Il 13 giugno 1971 il New York Times, iniziò la pubblicazione di una serie di articoli basati su quei documenti. Dopo le prime tre puntate, il ministero della giustizia riuscì a far sospendere le pubblicazioni da una sentenza della Corte federale di New York a cui il governo si era rivolto sostenendo che «gli interessi degli Stati Uniti e la sicurezza nazionale avrebbero subito un danno irreparabile dalla diffusione del dossier».
Il 30 giugno 1971, la Corte Suprema degli Stati Uniti autorizzò però i giornali (al New York Times si era affiancato il Washington Post) a riprendere la pubblicazione. Sulla base del primo emendamento della costituzione americana i giudici stabilirono che la libertà di stampa doveva prevalere «su qualsiasi considerazione accessoria intesa a bloccare la pubblicazione delle notizie».
La sentenza fu scritta da un vecchissimo e celebre costituzionalista, il giudice Hugo Black, morto a 85 anni pochi mesi dopo. Black scrive: «Oggi per la prima volta nei 192 anni trascorsi dalla fondazione della repubblica viene chiesto ai tribunali federali di affermare che il Primo emendamento significa che il governo può impedire la pubblicazione di notizie di vitale importanza per il popolo di questo Paese. La stampa (dal punto di vista dei Padri fondatori) deve servire ai governati non ai governanti. Il potere del governo di censurare la stampa è stato abolito perché la stampa rimanesse per sempre libera di censurare il governo».
Oggi anche nel nostro paese la libertà è in pericolo. Ciascuno di noi ha il dovere di difenderla. In attesa che un Hugo Black, se esiste, ricordi a tutti come stanno le cose.
Proibito il tabacco negli spinelli

Dal 1 di luglio in Olanda è entrata in vigore la legge che proibisce il fumo in ristoranti e bar. Ma la questione sorprendente è come sopravviveranno i coffee shops olandesi che pare debbano imporre il divieto di fumare spinelli con tabacco mescolato a marijuana. Le statistiche ci dicono che solamente il 18% dei frequentatori di coffee shops preferisce spinelli puri mentre la stragrande maggioranza fuma un mix con tabacco.
La situazione però sembra preoccupante se si pensa che sarebbero molti i coffee shop in vendita perché i proprietari sono convinti che il business dimuirà drasticamente. L’assurdo è che nella maggior parte delle città europee si fanno controlli per verificare che le persone non stiano fumando marijuana insieme al tabacco mentre ad Amsterdam i controlli saranno per assicurarsi che non ci sia tabacco nella canna! I proprietari di coffee shops hanno ben di che lamentarsi di questa assurdità.
martedì 24 giugno 2008
15 anni di guerra ai giudici
Miracolo
Il 1994 si apre con la “discesa in campo per un nuovo miracolo italiano”. Quale miracolo,lo si capisce poche settimane dopo quando, al termine di un anno di indagini, la Procura di Milano chiede l’arresto di Paolo Berlusconi per le tangenti al fondo pensioni Cariplo in cambio dell’acquisto di immobili Edilnord invenduti, e di Marcello Dell’Utri per i fondi neri di Publitalia. Una fuga di notizie del Tg5 salva Dell’Utri dalle manette, mentre Paolo finisce dentro e confessa. Intanto il Cavaliere, che sui giudici dice il contrario di ciò che pensa per non urtare gli elettori, tutti schierati col pool Mani Pulite, vince le elezioni e forma il suo primo governo. Tenta, invano, di avere come ministri i due uomini simbolo del Pool, Di Pietro e Davigo, rispettivamente all’Interno e alla Giustizia. Scalfaro gli impedisce di nominare Guardasigilli Cesare Previti, che slitta alla Difesa. In via Arenula arriva Alfredo Biondi. Poi un sottufficiale della Guardia di Finanza denuncia il suo capo: gli ha offerto una quota di una mazzetta appena pagata dalla Fininvest per ammorbidire una verifica fiscale.
Decreto Biondi
E’ lo scandalo delle mazzette alle Fiamme Gialle: coinvolti un centinaio di militari e 500 aziende, tre delle quali appartengono al nuovo premier. L‘ufficiale pagatore del Biscione è il dirigente Salvatore Sciascia, che sta per essere arrestato insieme a colui che, a suo dire, gli ha dato i soldi e l’autorizzazione a pagare: Paolo Berlusconi. Per i due è pronta la richiesta di cattura. E c’è il rischio che, in carcere, confessino la verità. Silvio, da Palazzo Chigi, commissiona in fretta e furia a Biondi un decreto per vietare la custodia cautelare in carcere per vari reati, compresi quelli contro la pubblica amministrazione. Corruzione compresa. E’ il primo Salvaladri, che fa uscire circa 3 mila detenuti in tre giorni. E soprattutto non fa entrare Paolo e Sciascia. Poi, a furor di popolo, Bossi e Fini non ancora ridotti a maggiordomi impongono il ritiro della porcata. Paolo e Sciascia finiscono in manette e confessano.Poi si scopre che il consulente Fininvest Massimo Maria Berruti ha depistato le indagini subito dopo un incontro a Palazzo Chigi col premier. Che, il 21 novembre, riceve il suo primo invito a comparire. Lui si adopera con ispezioni ministeriali e ricatti per propiziare le dimissioni di Di Pietro e il 6 dicembre le ottiene. Due settimane dopo, Bossi rovescia in polemica con la riforma delle pensioni.
L’inciucio
Il Cavaliere passa all’opposizione del governo Dini, anche se è pappa e ciccia col nuovo Guardasigilli Filippo Mancuso, che perseguita con attacchi e ispezioni le Procure di Milano e Palermo (qui si indaga su Berlusconi e Dell’Utri per mafia e riciclaggio). E ottiene la prima controriforma bipartisan della giustizia:quella che rende più difficile la custodia cautelare per i colletti bianchi. Nel marzo ‘96, scandalo “toghe sporche”: indagati e/o arrestati alcuni magistrati romani, corrotti dagli avvocati Fininvest Previti e Pacifico, in seguito alle rivelazioni di Stefania Ariosto al pm Ilda Boccassini. Berlusconi è indagato come uno dei mandanti. Un mese dopo Prodi vince le elezioni e inaugura il quinquennio dell’Ulivo.Ma sulla giustizia Berlusconi continua a vincere anche se ha perso, grazie all’Ulivo che gliele dà tutte vinte. Essendo indagato a Milano per corruzione dei giudici e della Finanza, per le tangenti a Craxi tramite All Iberian, per i fondi neri nell’acquisto del calciatore Lentini e dei terreni di Macherio, oltrechè indagato per mafia e riciclaggio a Palermo, attacca quotidianamente le Procure e anche Di Pietro, fino a quel momento risparmiato nella speranza che aderisse a Forza Italia. L’ex pm viene denunciato e indagato più volte a Brescia, dove anche gli altri pm milanesi devono difendersi dalle accuse del Cavaliere, che li fa incriminare addirittura per “attentato a organo costituzionale”. Una specie di colpo di Stato.
Leggi ad personas
Intanto in Parlamento le leggi “ad personas” ammazza-toghe e salva-imputati si susseguono a getto continuo, sempre votate da maggioranze bulgare quanto trasversali, in parallelo alla Bicamerale, dove il lottatore continuo Marco Boato prepara bozze su bozze che mettono la magistratura al guinzaglio del potere politico. La bozza finale viene votata da tutti i partiti, eccetto Rifondazione. Poi, sul più bello, il Caimano fa saltare il banco perché ormai ha ottenuto tutto quel che voleva: nel frattempo, infatti, sono passate coi voti anche dell’Ulivo quasi tutte le leggi contenute nel programma della Giustizia del Polo, scritto da Previti nel ’96 e bocciato dagli elettori. Il nuovo articolo 513 Cpp cambia le regole dei processi a partita in corso e costringe i giudici a ripartire daccapo: prescrizione garantita a centinaia d’imputati di Tangentopoli. La Consulta lo dichiara incostituzionale e destra e sinistra, a tempo di record, lo conficcano nella Costituzione (articolo 111, il cosiddetto “giusto processo”). Seguono la depenalizzazione dell’ abuso d’ufficio non patrimoniale, la legge imbavaglia-pentiti, il patteggiamento in Cassazione e la depenalizzazione dell’uso di false fatture (per risparmiare il carcere a Dell’Utri, condannato in appello a 3 anni e 2 mesi per false fatture), il no delle Camere all’arresto di Previti e Dell’Utri e così via. Incassato tutto l’incassabile, nel 2001 Berlusconi stravince e torna al potere.
Leggi ad personam
Ormai,da salvare dai processi, sono rimasti solo il premier e il fido Previti: per loro la giustizia-lumaca all’italiana è ancora troppo efficiente e spedita. Dunque, per tutta la legislatura, si lavora per paralizzarla definitivamente. Appena rientrato a Palazzo Chigi, Berlusconi scatena subito i suoi onorevoli avvocati,Pecorella e Ghedini, e i suoi giannizzeri, Dell’Utri e Guzzanti, con una legge che si propone di cestinare tutte le prove trasmesse per rogatoria dalle magistrature straniere. Per esempio, le carte che dimostrano i passaggi di denaro estero su estero dalle sue aziende ai conti di Previti a quelli di alcuni giudici romani. Recitando un copione stilato da Pio Pompa, lo spione preferito dal comandante del Sismi Niccolò Pollari, che raccoglie schedature su magistrati, politici e giornalisti “rossi”, il Cavaliere denuncia un complotto planetario dell’”Internazionale delle toghe rosse”. La Svizzera, per protesta, blocca la ratifica del trattato sulle rogatorie con l’Italia. I giudici di tutta Europa insorgono. Per fortuna la legge è scritta coi piedi e non verrà mai applicata da nessun tribunale: contrasta con le prassi e con una mezza dozzina di convenzioni internazionali, che prevalgono sulle norme ordinarie. Intanto Tremonti escogita lo “scudo fiscale” per il rientro anonimo dei capitali illegalmente accumulati ed esportati all’estero. Nel gennaio 2002, il ministro Castelli tenta di trasferire il giudice Brambilla per far saltare il processo Sme. Il governo leva la scorta a vari magistrati, tra cui Greco e la Boccassini. E abolisce di fatto il reato di falso in bilancio, per cui il premier è imputato in 5 processi: saranno tutti chiusi con la prescrizione o con la formula “il fatto non è più reato”. In marzo chiede il trasferimento dei processi a Brescia: il Tribunale di Milano è infestato di toghe rosse e condizionato dai girotondi. Per propiziare il grande trasloco, vara a tappe forzate la legge Cirami che reintroduce il “legittimo sospetto”. Ma nel gennaio 2003 la Cassazione lascia i processi dove sono: i giudici milanesi sono imparziali. Allora il premier che sta per diventare per 6 mesi presidente di turno dell’Ue, impone il lodo Maccanico-Schifani: uno scudo spaziale che rende le 5 alte cariche dello Stato invulnerabili da ogni processo per ogni reato, anche comune, anche commesso prima di assumere l’incarico. C’è anche la norma Boato, che vieta ai giudici di usare le intercettazioni in cui compare anche indirettamente la voce di un parlamentare senza il permesso del Parlamento.
Toghe matte
Per evitare che la sentenza Sme-Ariosto arrivi prima del Lodo, il premier fa saltare le udienze inventando svariati “impedimenti istituzionali” e ricusando continuamente i suoi giudici (14 volte in tutto, tra lui e Previti). Ad abundantiam, spiega che i magistrati sono “antropologicamente diversi dal resto della razza umana”,perché “se fai quel mestiere devi essere matto”. Nel gennaio 2004 la Consulta dichiara incostituzionale anche il Lodo e il processo Sme al Cavaliere ricomincia.Allora passa la legge per accorciare la prescrizione dei suoi reati e, per estensione, anche per quelli degli altri: si chiama ex-Cirielli perché il promotore Edmondo Cirielli di An, visto come gliel’ hanno stravolta, la sconfessa e non si trova nessuno che voglia darle il proprio nome. Prescritto in primo grado per la tangente al giudice Squillante, Silvio teme la condanna in appello: l’apposito Pecorella abolisce l’appello per le sentenze di proscioglimento.Le condanne invece restano appellabili. Ciampi respinge la legge: incostituzionale. Il premier la rifà uguale e la Consulta la cancella.
Coa(li)zione a ripetere
Nel 2006, come sempre dopo aver governato, Berlusconi perde le elezioni. Ma sulla Giustizia rivince anche se ha perso. L’Unione gli regala subito un indulto extra-large di 3 anni per salvare Previti dagli arresti domiciliari. E gli attacchi ai giudici diventano pane quotidiano anche della sinistra, che crocifigge Clementina Forleo e Luigi de Magistris, rei di aver messo il naso in troppi malaffari trasversali. Così, nel 2008, Lazzaro risorge e torna a Palazzo Chigi per la terza volta. E per la terza volta si occupa dei suoi processi. Taglia le intercettazioni. Abolisce la cronaca giudiziaria.Sospende almeno 100 mila processi per sospendere il processo Mills, in attesa di varare il Lodo Schifani-bis e rendersi di nuovo invulnerabile. Chi l’avrebbe mai detto.
giovedì 19 giugno 2008
mercoledì 18 giugno 2008
martedì 17 giugno 2008
disobbedire
Dunque niente intercettazioni e niente notizie. Magistrati nella rete. Giornalisti in galera. Politici schermati dalla legge. Periferie presidiate. Campi nomadi circondati. Clandestini passibili di arresto. Carceri sempre più piene di soli poveracci: tossici, extracomunitari, gli ultimi dell’ultimo girone.
Mai più un banchiere molestato da indagini. Mai più un primario, né una clinica. Mai più un fabbricante di strade e di ponteggi pericolanti. Mai più i trafficanti di calciatori, di bond argentini e di sub prime. Mai più scalatori di banche e di assicurazioni.
Giornali e giornalisti obbligati al silenzio. Editori passibili di immediati ricatti, con perigliose battaglie legali, ritorsioni economiche, guerriglie normative senza fine. Oppure gentilmente blanditi dalle dolcezze del quieto vivere. E dal veleno di dossier (veri o falsi) ma ugualmente clandestini e clandestinamente compilati per allestire ricatti ideati da tutti gli spioni disponibili nei sottofondi della repubblica.
domenica 15 giugno 2008
venerdì 13 giugno 2008
Manca solo la beatificazione
Oggi ha cambiato idea. No, non su suo padre, e neppure sul Ponte. Ma sull’impronta onomastica da lasciare ai posteri, a sancire una stagione, anzi un’Era italiana, sospesa sul mare blu della Storia, sfidando la geometria delle faglie, le correnti dello Stretto, e il buon senso. Se il Ponte si farà, porterà il suo nome.
Lo ha rivelato lui stesso ai suoi uomini e indirettamente agli italiani. Non solo per via dell’ostinazione con cui ne parla. Ma anche dal modo ieratico con cui ignora il silenzio dei suoi alleati e la crescente irritazione della Lega. “E’ un’opera prioritaria” ha detto. Ma persino lui sa che non è vero. “Rilancerà l’economia del Sud”, ha detto. Ma a sentire i magistrati e gli investigatori saranno i picciotti a trasformarlo in un banchetto, molto piu’ dei muratori. “I soldi ci saranno” ha detto. Anche se nessuno sa ancora dove si troveranno i 6 miliardi di euro (prezzi calcolati nel 2002) che serviranno a cominciare il gioco delle fondamenta e poi dei subappalti.
Sarà un caso ma proprio nelle stesse ore in cui sfiorava la santità di Benedetto XVI e il doppio millennio della sua ditta di anime, Berlusconi ha rilanciato la propria eternità: “Diventera un lascito… Il segno piu’ evidente... Il simbolo per i posteri”. Stava parlando del Ponte, ma naturalmente anche di sé.
giovedì 12 giugno 2008
martedì 10 giugno 2008
STA NASCENDO UNA STELLA...
Che personaggio Simoncelli...W la sincerità!!!
venerdì 6 giugno 2008
giovedì 5 giugno 2008
ADDIO AL CELIBATO FORRO
Foto del BBK...Non pervenuteeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!
lunedì 2 giugno 2008
e adesso pover'uomo
Traduzione (provvisoria): il governo Berlusconi, tramite il sottosegretario ad personam, anzi ad aziendam, Paolo Romani, dovrà finalmente consentire a Europa7 di trasmettere in chiaro su tutto il territorio nazionale con le apposite frequenze. E che la sentenza non sia proprio favorevole a Mediaset, lo si desume anche dal fatto che, per evitare contraccolpi sul mercato azionario, è stata annunciata di sabato. Ora non vorremmo essere nei panni del Cainano: già lo immaginiamo aggirarsi insonne in una delle sue numerose ville, attanagliato dal dilemma amletico: salvare un’altra volta Rete4 mettendosi contro la Costituzione, la Consulta, la Corte e la Commissione europea, le regole comunitarie e attirando sull’Italia una supermulta, o rispettare le leggi e le sentenze almeno una volta nella vita? Non per nulla, fino all’altro giorno, il governo Mediaset aveva tentato di risolvere la faccenda al solito modo: l’ennesimo emendamento-condono salva-Rete4 (ritirato solo dopo l’ostruzionismo di Idv e Pd) imperniato su un antico principio giurisprudenziale della scuola arcoriana: chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdammoce ‘o passato e pure le sentenze italiane ed europee.
Le cause intentate allo Stato dall’editore Francesco Di Stefano dinanzi al Tar e poi al Consiglio di Stato sono sette. Tre, più secondarie, riguardano la seconda tv del gruppo, 7 Plus; tre (più una “doppia” che sarebbe lungo spiegare) investono la rete principale Europa7.
1) La prima è sul ricorso contro l’abilitazione a trasmettere in “fase transitoria” senza concessione rilasciata a suo tempo a Rete4 dal decreto 28/7/1999 del governo D’Alema. Il Tar e ora il Consiglio di Stato ritengono il ricorso inammissibile, ma ormai la questione era superata dalla nuova abilitazione data da Gasparri nel 2004 e dalla sentenza europea che boccia tutte le leggi italiane basate sulla “fase transitoria” a partire dal ’94.
2) Europa7 chiedeva al governo di rispondere pro o contro le proprie istanze. Su questo, il Tar le dà ragione: o il governo revoca la concessione, o dà le frequenze. Mediaset fa ricorso. Ieri il Consiglio di Stato l’ha respinto, intimando al governo di “rideterminare le frequenze” chieste dalla tv mai nata e “applicare la sentenza” europea.
3) Europa7 chiede allo Stato le frequenze per Europa7 e i danni fin qui subiti per la mancata partenza dell’emittente (circa 3 miliardi). Il Consiglio di Stato chiede alla Corte europea se le norme italiane pro-Rete4 e anti-Europa7 siano compatibili con quelle comunitarie. La Corte risponde il 31 gennaio che no, la normativa italiana è incompatibile, dunque illegale, ergo va disapplicata: ubi maior, minor (cioè Berlusconi) cessat.
Ieri il Consiglio di Stato ha rinviato la decisione al 16 dicembre. Ma, in via provvisoria, ha respinto “in parte” le richieste di Europa 7. Che vuol dire? Che non le riconosce 3 miliardi di danni, ma un po’ meno? O che i danni saranno quantificati solo quando si saprà se il governo darà le frequenze? Pare di sì, visto che si “subordina” il risarcimento al “rideterminarsi” le frequenze applicando la sentenza europea. Ma quali ordini vengano impartiti precisamente al governo ancora non si sa. L’unico dato certo è che il governo dovrà depositare “i documenti” di ciò che farà “entro il 15 ottobre”. Ma che cosa esattamente debba fare, lo sapremo solo martedì. Per ora si sa che ora il conflitto d’interessi, da gigantesco, diventa mostruoso. E grottesco. Chi deve risolvere il problema è chi l’ha creato. Il detective incaricato di chiudere il caso è l’assassino.











